ANDREA RUBEI, 30 ANNI di CALCIO a CINQUE

Venerdì 2 Giugno a Roma la grande festa al più prolifico bomber azzurro: con gli amici e gli avversari di ben 6 lustri. L'intervista

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Andrea Rubei in primo piano, con Gianna De Santis, Daniele Orefice, Michela Naim e il nostro direttore, Max Cannalire

Andrea Rubei: la grande festa di chiusura di un lungo e intenso percorso

Grazie per 30 anni favolosi!

 

Con una parte dei compagni di squadra e degli avversari di ben sei lustri di Calcio a Cinque, si è chiuso il cammino agonistico di Andrea Rubei, con la tribuna del Pala To Live di Roma in piedi ad applaudire il più prolifico bomber della Nazionale che anche in quest’occasione ha dato prova della sua vena e della sua tecnica. Gli abbiamo posto diverse domande, su ieri, oggi e sul futuro prossimo.

Si è fermato il calcio a 5 in tuo onore, per una festa, che è stata almeno ripercorrere gli ultimi venticinque anni.

“Ci sono stasera giocatori che hanno diviso 30 anni di Calcio a Cinque. Gente che ha diviso con me gioie, dolori, sofferenze, e tutte le emozioni che ci sono state in queste trenta stagioni. Festa stupenda e ringrazio tutti quanti”.

Che non era facile, di 2 giugno…

“Assolutamente non era facile. Non finirò mai di ringraziarli, spero che le persone che sono venute si siano divertite e siano state bene. Si chiude un ciclo e vedremo cosa succederà nel futuro”.

Parliamo del periodo precedente il Calcio a Cinque…

“Noooo: vengo dall’Atletica Leggera. Gli sport li ho fatti tutti: seriamente l’Atletica Leggera, seriamente il Calcio, e poi, come tutti quelli della mia generazione, sono e siamo passati al Calcio a Cinque”.

Delle società e del mondo del Calcio a Undici cosa ricordi? Il diretto interessato taglia corto: “Che è un altro Sport”.

Qualcuno già ti ha proposto un ruolo per il “dopo”, un compito di rappresentanza o di tipo dirigenziale, dal presidente federale Montemurro in giù?

“Ci sono una serie di ragionamenti in piedi: vedremo in qualche modo se riuscirò a essere utile a questo movimento, con l’esperienza e la conoscenza che ho di questo Sport. Da capire bene in che modo”.

Delle finali di diversi anni fa ricordiamo l’agonismo e anche un po’ di durezza atletica, però alla fine vi davate sempre la mano. Vedere le finali come è accaduto ieri sera, dove ci sono stati attimi di tensione eccessiva e qualche brutto gesto e gente che si mena, si contrappone a tanti anni fa. Quando finiva tutto col fischio finale. Non c’era rancore: era un’altra pasta, un’altra maniera…

Rubei: “NO. C’erano anche ai tempi nostri: ci sono state finali purtroppo trasmesse in diretta o in differita televisiva, purtroppo finite a rissa. Era sbagliato allora: è sbagliato adesso. Doveva cambiare allora, deve cambiare oggi, perché abbiamo la possibilità, di cambiare, oggi. E necessariamente deve cambiare, perché, come hai detto bene tu, finisce la partita, deve finire tutto, al fischio finale. L’agonismo ci deve essere ma deve essere solo agonismo”.

Parlando dei più giovani, che sono quelli più vulnerabili, a livello di scuola Calcio a Cinque, quanti anni ci metterà, la tua disciplina del cuore, a raggiungere gli standard organizzativi e numerici del Calcio a Undici?

No, se noi ci mettiamo a fare i paragoni con il Calcio a Undici abbiamo perso in partenza. Noi dobbiamo renderci conto che è un altro Sport: necessariamente i numeri sono diversi, e devono essere diversi. E’ giusto che lo siano. Non dobbiamo paragonarci con il Calcio. Noi dobbiamo vedere questo sport magari come viene fatto, in nazioni che stanno avanti a noi, tipo la Spagna. E dobbiamo basarci sul quello. Il Calcio ha altri bacini di utenza.

Lo dicevamo in diretta il sabato che hai giocato l’ultima partita ufficiale: ce n’è qui, di matti, tra quelli che hanno giocato, stasera…

“Mah, i matti portano bene, portano allegria, portano voglia di fare. Ripeto, bisogna arginare la follia al lecito sportivo: va benissimo l’agonismo, ma lì finisce, insomma”.

A casa cosa ti hanno detto, quando hai deciso di dire basta?

“No, a casa mi hanno sempre appoggiato, in tutte le scelte, sia quando ho voluto continuare a 50 anni che adesso, che ho deciso di smettere.

Quindi non è difficile immaginarti sui campi di sabato che nei supermercati?

Mah, vedremo, quello che succede domani, non lo so. Spero di non uscire da questo mondo, perché è la mia passione. Spero di poter essere ancora utile a questo Sport”.

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