UniPomezia bene brava e (primo) Bis!

La squadra di Valter Valle e Claudio Solimina arriva a confermare quanto ottenuto 12 mesi fa. Solo altre 4, hanno giocato due finali

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La società di Valter Valle conquista per la seconda volta consecutiva la Coppa: nel Lazio non era mai accaduto

UniPomezia bene brava e (per la prima volta) BIS

La formazione di Valter Valle e Claudio Solimina

arriva a confermare quanto ottenuto 12 mesi fa

Le altre che hanno giocato 2 finali sono state soltanto 3

L’UniPomezia è la prima realtà del calcio laziale a vincere la Coppa Italia regionale per squadre di Eccellenza. Questo è il primo dato emerso al triplice fischio di ieri pomeriggio allo stadio Arnaldo Fuso di Ciampino: il gol di Roberto Alfonso Delgado, segnato al 31’ del secondo tempo dopo lo sciagurato retropassaggio di Tagliaferri verso un sorpreso Placidi, ha spalancato le porte alla società di Valter Valle verso una firma importante, nella manifestazione infrasettimanale giocata dalle compagini del più importante torneo regionale. Nessuna squadra c’era riuscita prima. L’Anziolavinio, infatti, aveva superato nel 1996, al “Flaminio” (che brutto ripensare oggi all’impianto di Viale Tiziano!) il Terracina per 1-0 in una combattuta finale, ma l’anno dopo ha ceduto, pur essendo un ottimo gruppo, di fronte alla stupenda Fortitudo Nepi costruita da Vittorio Giovanale e guidata dalla panchina da Claudio Fazzini. Nepi scese tutta, dalla cittadina del Viterbese, a tifare per i colori bianco-verdi, a Roma. Segnarono Perli, Coni e M’Kondya, in un tripudio di colori.

Un altro sodalizio che ha avuto due possibilità di fila è stato il Nettuno, che ha giocato, da squadra di Promozione, l’ultimo atto contro il Villanova allo stadio delle Tre Fontane di Roma, perdendo 4-0. Quella partita l’ha diretta Paolo Valeri di Roma2, oggi fischietto internazionale di grande levatura tecnica e bravo nella gestione disciplinare, da sempre atleta sia sul piano fisico che su quello mentale. Quel Nettuno sarebbe salito alla ribalta dodici mesi dopo, quando perdeva 1-0 al “Flaminio” dal Ladispoli, e avrebbe rimontato per 3-1, alla fine, coi gol di Monti, Fiorillo e Masini. Quel giorno, l’Epifania del 2002, i colori verde-azzurri della società sud-tirrenica, hanno festeggiato alla grande, appena tornati in Eccellenza. A sua volta il Ladispoli seppe attendere un anno. La finalissima tornò al “Tre Fontane” e la squadra di Ugo Fronti ci arrivò da sfavorita, riuscendo a recuperare il minimo svantaggio contro una attrezzata e fortissima Sezze Setina, che più volta aveva sfiorato il gol del knock-out. Si andò ai tempi supplementari e ai tiri di rigore, e Mercadante blindò la porta, aprendo l’autostrada che, 7 maggio 2003, avrebbe consentito in Toscana, al Ladispoli di vincere la Coppa Italia sì, ma nazionale, con tanto di promozione in Serie D.

Una ulteriore curiosità. Quel suddetto Nettuno è stata l’unica, tra tre squadre di Promozione, a non vincere la Coppa Italia d’Eccellenza del Lazio, in quell’occasione che vide il trionfo di un grande Villanova. Infatti nel 1998 e nel 2008 le altre due che ci avevano provato, riuscendo nell’intento, erano state l’Aprilia di Paolo D’Este, contro un grandissimo Ferentino, e il Palestrina opposto ad Anagni al Formia. Un Palestrina che quando ci ha riprovato da “Eccellente” – 2011 -avrebbe perso a Casal del Marmo dal Città di Marino. Nel caso in cui lo stesso Formia ha perso, veniva dal precedente successo del 3 gennaio 2007 quando, con un gol di Dante Volante all’11’, Stadio Flaminio, superò il Civitacastellana. Quindi è stata, quella tirrenica, la quarta società di Eccellenza che abbia disputato due finali,  dopo Anziolavinio, Nettuno e Ladispoli, e prima dell’UniPomezia, che dunque è stata la quinta.

L’Astrea una Coppa Italia l’ha vinta, in Serie D, con Andrea Agostinelli allenatore, e per il club del Ministero di Grazia e Giustizia quella di Ciampino è stata la seconda finale. Solo che, come in tutte le finali, un episodio ha spostato gli equilibri, anche se va detto che con maggiore insistenza la vittoria l’ha cercata, la caparbia UniPomezia, dopo un primo tempo avaro di grandi emozioni. E’ stata una partita tattica come era normale che fosse, con l’Astrea sistemata 4-2-3-1 con Di Iorio davanti, mentre Solimina ha messo un 4-3-3 che in realtà, in fase difensiva, vedeva ben 5 giocatori impegnati all’indietro, per evitare brutte sorprese. E i fatti, alla fine, gli hanno dato ragione, perché sottovalutare l’umiltà, la grinta e la decisione della squadra di Mastrodonato sarebbe stato un errore capace di produrre seri danni.

L’UniPomezia arriva al traguardo a braccia alzate, non commettendo l’errore di difendersi alla morte quando è passata in vantaggio, segno di una buona condizione fisica e di una sana consapevolezza dei mezzi a disposizione. Il buon pubblico che ha seguito una delle grandi protagoniste del Girone A di Eccellenza, ha potuto festeggiare questo secondo, grande traguardo, per la franchigia di Valter Valle. Una immensa soddisfazione, a giudicare dallo scatto da consumato velocista, dalla panchina all’altra sponda del campo, quando i giocatori sono corsi a festeggiare sotto la tribuna dell’UniPomezia.

Ha diretto bene Di Mario di Ciampino, che in campionato, nel girone B, un paio di disastri li aveva combinati, e anche di rilievo. Al contrario ha convinto, lui e i suoi assistenti, con un primo tempo gestito bene con fischi precisi quasi da sembrare da Calcio a 5 sul piano dei contatti, cercando il dialogo; nella ripresa ha dispensato tre cartellini gialli dimostrando decisione quando ha dovuto annullare, anche qui azzeccando la strada intrapresa, la rete al 6’ del secondo tempo segnata dall’UniPomezia Virtus.

Due fotografie belle sono state sicuramente la presenza di tantissimi tra ragazzi e ragazze del settore arbitrale regionale e nazionale: infatti oltre al presidente del CRA Luca Palanca, ai suoi più diretti collaboratori, si è visto anche l’assistente di Serie A Giulio Dobosz di Roma2, che ha diretto la finale di Coppa Italia 2000 Ferentino-Civitacastellana 1-0 al “Tre Fontane”. Con loro molti dirigenti delle diverse sezioni – sono 14 – del Lazio. E l’abbraccio, alla fine della partita, tra un giocatore dell’Astrea e uno dell’UniPomezia. Sì, è stata una signora giornata di Sport, quella della finale 2018, la 27° della storia del calcio del Lazio. Che per la 17° volta è andata a una rappresentante della provincia di Roma.

Brava, UniPomezia!

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