Gran Città di Anagni: 2-0 alla Nuova Florida

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Alessio 5 Piccheri

Città di Anagni gran domenica: 2-0 alla prima della classe

A Pomezia torna Gagliarducci, via D’Este, che

paga per il ko col Colleferro! Urgono riflessioni

 

Il Girone B di Eccellenza ha lasciato molti spunti di riflessione, alla luce di quanto accaduto nella 24° giornata delle 34 previste dalla stagione regolare. Intanto la meritatissima vittoria del Città di Anagni, che supera per 2-0, doppietta di Giustini al 31’ e al 34’, la capolista Nuova Florida, adesso avvicinata da 5 a 2 lunghezze. Con Cardinali, a legittimare il successo bianco-rosso, che ha colpito anche una traversa prima dell’intervallo. Applausi del pubblico anagnino giunto al “Tintisona” di Paliano per sostenere la formazione di Fabio Gerli, la cui prestazione ha evitato qualsiasi dubbio, alla conta dei fatti.

Secondo pensiero: il Pomezia, dai giocatori ai dirigenti, deve cominciarsi a fare un gran bell’esame, ma di quelli seri, non da réclame del tipo “siamo alti, belli e fotomodelli”. Non è andato bene Gagliarducci prima versione? Non è andato bene Paolo D’Este? E che la croce la gettiamo sempre addosso al responsabile della panchina, con quello che costano i rimborsi di chi va in campo in calzoncini a rappresentare le pie illusioni incoraggiate da un discutibile modo di costruire la squadra? Mi spiego meglio, così, a scanso di equivoci. Siccome gira una voce per la quale a qualcuno non andrebbero bene le direttive e la coerenza e la disciplina di uno, Mister D’Este, faccio un favore, gratuito, privo di contratti commerciale e market(t)ing, a qualche singolare personaggio di questo e di quell’altro raggruppamento. Insomma un ripasso per gli sprovveduti e per quelli che ancora devono mangiarne, di pagnotte. Il Signor D’Este è stato un signor calciatore, pur dalla scarsa diplomazia, al punto che riuscì a far perdere quasi la pazienza allo svedese Nils Liedholm (questa è storia, per chi va in giro a farsi chiamare team manager o direttore e non ha nemmeno la minima preparazione, per poter mettere in atto uno scempio di titoli autoreferenziali, n.d.r.). E che da sempre è stimato come tecnico perché conosce sia come si mette in campo una squadra, sia perché è preparato anche di fronte ad avversari di un certo valore. Credo che il Pomezia sia stato costruito come quel Palestrina dei primi anni in cui arrivavano, alla corte di Cristofari, giocatori presi dall’album delle figurine e da quegli almanacchi dei quali ero uno dei principali (ir)responsabili. Opera della quale oggi dovrei anche pentirmi, peraltro. Non ho compreso bene come sia stato costruito, questo Pomezia, che si sa creare difficoltà da sé anche per bere un bicchiere di acqua frizzante o uno di acqua liscia. Una squadra fragile, sul piano della compattezza, e anche dell’unità di intenti, che sono crollate di fronte al Colleferro (!), che ha mostrato, in un colpo solo, più motivazioni, più orgoglio, più determinazione, di quanto abbiano raccontato il mediocre cammino pometino in Coppa Italia, competizione nella quale i rosso-blù si sono sciolti come neve al sole. E in campionato, con la sciagurata prestazione mostrata di fronte agli umili ma vittoriosi francescani vestiti di rosso e nero. Guidati da un signor calciatore di 40 primavere, Piccheri, che può insegnare parecchie cose, a tanti suoi colleghi, giovani e meno giovani.

Il Latina Scalo vince, con fatica, per 4-2 sul Formia, che per due volte al “Righetti” passa in vantaggio: una prima volta dopo 2’, con Festa, pareggio di Peressini al 10’. Una seconda con De Paola (41’), rete ripresa dalla doppietta (52’) del talentuoso nero-azzurro. Al 72’ Gori e all’81’ Celli concedono tre punti di rilievo alla squadra del capoluogo.

Un’altra squadra capace di sciogliersi per mancanza di concentrazione e attributi è l’Audace, dimentica, probabilmente, del nome che rappresenta: è la seconda volta, che la compagine di Daniele Greco viene superata, questa volta per 2-1, dal Casal Barriera, che, è vero, si esalta contro le grandi. Ma che, a occhio e croce, non sembra la realtà più attrezzata per le parti borghesi della graduatoria. E più passano le giornate, e più la squadra di Genazzano sembra come Alice nel Paese della Meraviglie. Cadono i massi e il coro sembra raccontare di un ingenuo pensiero: “Se cade anche il mondo mi sposto più in là”. Ci vuole ben altra sostanza, per ripetere le due ultime, signore stagioni, ragazzi, sennò non siete né carne né pesce. E vista la serietà messa in campo dai dirigenti, ci vuole garra e capacità di soffrire, tutti assieme, per restare a certi livelli.

Una doppietta di Lorenzo Trippa permette con un gran secondo periodo, alla Virtus Nettuno Lido, di espugnare il campo dell’Arce, che era andato avanti al 7’ con D’Alessandris. L’Insieme Ausonia batte 2-0 il Montespaccato, con i gol di Emma (44’) e Bracco (64’), mentre l’Almas riesce ad avere la meglio per 3-2 sul Roccasecca. Smuove la classifica la Cavese con il prezioso 1-0 imposto a un’altra realtà in cerca d’autore, ma assai spaesata, di fronte agli esami che possono indirizzare la stagione. Parliamo dell’incerto Play Eur, che si perde spesso sul più bello. Idee confuse, per la giovane società romana. Tre punti di platino, per la squadra “cavisella”, con tanto di dedica al buon Piero Monecchi, il primo, a incoraggiare la Cavese, storicamente.

Serpentara-Morolo è stata sospesa per nebbia. Nuovo appuntamento infrasettimanale.

Dopo aver scritto quanto sopra, è arrivata la notizia del cambio di panchina a Pomezia, con il ritorno di Gagliarducci. Paga D’Este, per una squadra costruita con inefficaci criteri. Non doveva andare via prima, Cristiano: non doveva essere sostituito ora, l’ex guida dell’Aprilia del periodo aureo. Adesso, più che mai, i giocatori non hanno più alibi. Fuori i…terzi.

M.C.

(Si ringrazia Francesco Cenci per la foto

che evidenzia la grinta di Capitan Piccheri su Tajarol)

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