Il Giulivi dell’altro ieri e di ieri: un gigante, rispetto a chi è venuto dopo

Qualche giorno fa è venuto a mancare l'ex numero 1 della Lega Dilettanti, in carica dal 1987 al 1998: la parabola, i meriti, gli errori. Fatale, quel...

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Elio Giulivi i meriti gli errori la parabola

Nominarlo, anche a Roma, sembrava ritirare fuori un fantasma

Il fatto che sia accaduto a qualche ora dal finesettimana, ha certamente ridimensionato la eco che avrebbe avuto in situazioni normali. Ci ho voluto riflettere, prima di scrivere un pezzo sulla scomparsa di Elio Giulivi. E’ andato in cielo a 85 anni, e questo fa riflettere su come abbia potuto vivere fino in fondo la sua parabola terrena. Un altro spunto, di sicuro, lo ha dato il modo con cui ha provato a mettersi da parte una volta compresi (e pagati) gli errori commessi, alcuni in maniera plateale e tutto sommato evitabile; altri in maniera non incisiva da cancellare le buone soluzioni che aveva scelto, da numero 1 del Calcio dei Dilettanti. Ruolo che ha ricoperto per ben 11 anni, dal 1987 al 1998.

E’ stato fatale un incidente di macchina patito alla fine di marzo, e dal quale non si è più ripreso. Sfortunato, in questa situazione.

In diversi hanno sempre sostenuto, e in parte a ragione, che la sua parabola da dirigente federale di spicco, sia entrata in discussione e abbia cominciato a calare per un crocevia ben preciso: la partita Rieti-Pomezia, valevole quale play-off di ritorno per accedere in Serie D. Eravamo, come inviati, all’epoca, io e Giancarlo Guadagnini, di quella gara-2, dopo lo 0-0 del “Comunale” di Via Varrone della domenica precedente quell’incasinato 1° di giugno del 1997. In terra pontina la gara l’avevano vista Antonio Gravante e lo stesso Giancarlo Guadagnini. A ritorno successe il finimondo, perché a un certo punto la partita si incattivì, sia perché il Pomezia resto in 10 e poi in 9 quando fu sventolato un cartellino rosso anche agli amaranto-celesti. Sia perché il Rieti, che giocò quell’incontro nel vecchio stadio del rugby, nell’assolatissimo Viale Fassini, passò in vantaggio. E quel gol avrebbe cambiato, purtroppo in peggio, la storia della gestione dell’enorme pianeta dilettantistico.

Perché quella partita era inserita nel Totogol, e fece scoppiare il putiferio. Un ispettore di Polizia fece 6, prendendo parecchio, finché il gol fece contare quel match nella sestina vincente.

Poi l’arbitro Marrazzo, mal consigliato, si disse, cambiò il referto dicendo che la partita si era conclusa regolarmente. In realtà dal 10 contro 9 furono espulsi altri due giocatori. E quando il Pomezia rimase in 7, con il portiere Zappalà cacciato dal campo, andò in porta Marini, tra i più esperti. Ma prese, già ammonito in precedenza, la palla con le mani fuori area, venendo sanzionato in misura sommaria, a quel punto inevitabile. La partita fu sospesa perché i pontini restarono in 6, al di sotto del numero regolamentare minimo con cui una formazione può proseguire una gara.

15 anni dopo (2012) vennero condannati per danno erariale l’arbitro Marrazzo, che era di Salerno, il suo capo designatore, il buon Pietro D’Elia, l’arbitro che diresse da fischietto il drammatico derby romano in cui venne ucciso il povero Vincenzo Paparelli. Ed Elio Giulivi. Che, nel frattempo, per il caos di quell’incontro e per alcuni evidenti errori gestionali, fu costretto alle dimissioni.

Ma i meriti organizzativi, manageriali e legati alla modernizzazione dei campionati della Lega Nazionale Dilettanti meritano un analogo approfondimento. Con lui nel Consiglio Direttivo e alla presidenza, furono introdotti come normativa e quindi come obbligo, i giovani nelle prime squadre. E ancora oggi quelle norme sono un fondamento, pur se esasperato, qui da noi, nel Lazio, rispetto ad altre regioni.

Ricordo bene che in Serie D, come uscì l’obbligo dei giovani nelle prime squadre, in maniera assurda, diverse furono le società a fare (!) una sostituzione al 1’ del primo tempo, per aggirare le nuove norme. A quel punto la Lega Nazionale Dilettanti strinse di più, le maglie, per evitare dei cambi-farsa subito sposati da parecchi tecnici.

Elio Giulivi non riuscì a portare a compimento una ulteriore innovazione: quella di far diventare importanti e determinanti i play-off di Serie D per avere più posti a disposizione nella vecchia Serie C2. Ma se andiamo a vedere chi l’ha sostituito, un certo Carlo Tavecchio per tanti anni senza ottenere granché se non per sé e per la sua corte e i suoi adepti; e William Punghellini alla Divisione Interregionale, poi spazzato via dal vento di Calciopoli. In confronto al primo, soprattutto, Elio Giulivi è stato un gigante, nel mettere a punto idee e nuove strade che dimostravano anche di sapere ascoltare i bisogni delle singole società. E comunque non solo Tavecchio non ha reso fertile la frequentazione play-off per le squadre di Serie D, con i presidenti costretti a sborsare un mese di stipendi (non di rimborsi, di stipendi: basta con questa presa per i fondelli) in più. Ma è arrivato a chiedere una indecente cifra A FONDO PERDUTO a chi facesse domanda di ripescaggio in Lega Pro!

Elio Giulivi aveva ben altro modo di rapportarsi, pur sapendo di essere un dirigente di prestigio, nel confrontarsi coi suoi colleghi rappresentanti dei club, lui che era stato presidente della squadra dell’azienda per cui lavorava, l’Elettrocarbonium di Narni.

Diversi anni fa andai ospite, con il direttore sportivo più vincente a livello giovanile, Giampiero Guarracino, in una televisione umbra, TEF, guidata nello Sport dalla storica figura di Ivano Massetti (scomparso nel 2013, n.d.r.); per una diretta estiva a bordo piscina, con tre telecamere a inquadrature incrociate. E parlai, prima, durante e dopo la trasmissione, con Elio Giulivi. Ha sempre fatto di testa sua, su questo non c’è dubbio, e sarebbe ipocrita affermare una cosa diversa. Ma Giulivi ha anche saputo accettare idee lontane dalle sue, pure dai dirigenti che oscillavano intorno a lui. Cosa rara, da anni, nei rapporti con diversi elementi, nella FIGC contemporanea, cristallizzata su logiche ben distanti, dalle esigenze di chi compie dei sacrifici.

Negli anni Giulivi si è messo da parte senza ulteriori incarichi, o almeno non visibili, come quelli del periodo più esposto. Ma in tanti, troppi, hanno finto di non ricordarsi di lui. Nominarlo era, ed è, alla stregua del parlare di un “fantasma”. Una specialità ottimamente rappresentata, in diverse latitudini, da una federazione basata su oscene contraddizioni, marchette, conflitti di interesse, personaggi non all’altezza, e voluta povertà di ricambio generazionale e qualitativo.

Ce ne fossero ancora, di Elio Giulivi, pur con alcuni tra gli errori da lui commessi.

Almeno a lui, in qualche occasione, ho sentito dire: “Mi sono sbagliato” oppure “Forse abbiamo sottovalutato la cosa e commesso degli errori”. Un’altra era geologica.

Buon viaggio, Presidé!

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