Ladispoli pratico, vincente, sontuoso: 2-1 esterno al Paterno

Prova di sostanza e spessore a Canistro: i giocatori di Umberto Paris rientrano con una signora dote, in vista di gara-2

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Ladispoli sontuoso a Canistro

2-1 sul biliardo del Paterno

Negato un evidente rigore ai tirrenici

da un arbitro che ha diretto “a distanza”

 

PATERNO-LADISPOLI 1-2

Paterno (4-4-2, 4-3-3): Cattafesta 7, Rinaldi 4,5, Di Stefano 5, Gaeta 6 (46′ Franchi), Celli 5,5, Tabacco 5,5, Baraldi 5, Della Penna 4,5, Lepre 6, Albertazzi 6,5 (dal 70′ Di Giovanni 5), Giglio 4,5. A disp. Cocuzzi, Iaboni,  Scatena, Falcone, Scurci. All. Antonio Torti 6,5.

Ladispoli: Travaglini 5,5, Salvato 6,5, Mastrodonato 6, Lupo 7, Tollardo 7,5, Leone 7, Marvelli 6,5 (68′ La Rosa 7), Bertino 7 (dall’82’ Andrea Sganga s.v.) Cardella 7, De Fato 8, Manuel Sganga 7,5 (dal 90′ Sganga). A disp. Agostini, Barone, Gallitano,  Pagliuca All. Pietro Bosco 7,5.

Arbitro: Matteo Canci di Carrara (5-). Assistenti Arbitrali: Sigg. Domenico Castro (5,5) e Lorenzo Giuggioli (6,5) di Livorno.

Rete: 21’ De Fato (L.), 52′ Albertazzi (P.) 70′ Cardella (L.).

Note: al 64′ è stato allontanato il tecnico del Ladispoli Bosco. Ammoniti Gaeta, Della Penna, Leone, tutti per condotta scorretta (gioco falloso). 600 spettatori circa con folta rappresentanza di sostenitori ospiti (almeno 250). Giornata nuvolosa con apprezzabile brezza.

 

Dal nostro inviato a Canistro

Il Ladispoli delle giornate migliori gioca una partita di sostanza, prende l’iniziativa sul bel biliardo erboso esterno, va avanti, è ripreso, si vede negato un rigore che, non concesso, ha dell’assurdo. Ma mantiene saldi i nervi e riesce a riprendere ritmo e pallino del gioco: e alla fine vince per due reti a una, con grande merito, aprendo tre quarti del casello che porta alla sfida tra Saluzzo e Villafranca Veneta. Che, a proposito, è terminata, con rete di Pinelli, 1 a 0 in favore dei piemontesi.

E’ piaciuto l’approccio all’incontro esterno, dei giocatori di Umberto Paris e Pietro Bosco: è garbato il fraseggio, costantemente ricercato, nel passarsi la palla a terra con gli arancioni tirrenici che trovavano sempre il compagno a cui cedere il cuoio, oggetto del desiderio.

E il Paterno, che da diverso tempo frequenta i quartieri borghesi del calcio d’Abruzzo? Era insidioso in alcuni elementi, ben noti, quali Gaeta, Lepre, Albertazzi, Della Penna; ma non si è rivelata un’orchestra puntuale, capace, al contrario, di soffrire la velocità e le geometrie, centrali e laterali, dell’avversario di turno. Baraldi ha patito più volte Marvelli, costringendo spesso Tabacco e Celli a dare man forte all’ultimo istante. Il 4-4-2 iniziale è stato ordinato ma è durato poco, quando preso d’infilata. Il Ladispoli ha timidamente tentato un modulo con Cardella punta unica, tre mediani puri e due mezze punte, passando presto a tre ispiratori, una volta compresa la buona giornata di Mastrodonato sulla sinistra. Con La Rosa rimasto fuori prudenzialmente, ci si aspettava parecchio da Tollardo, che ha confermato il grande livello di sensibilità tattica e disciplina costruiti negli ultimi due anni. E con lui sono andati bene tutti, i centrocampisti, De Fato in testa.

La cronaca – Al 2’Bertino cerca Cardella che arriva in ritardo all’impatto con la sfera. Il Ladispoli parte forte e sfiora il vantaggio su un calcio d’angolo di Marvelli: il colpo di testa di Salvato è un misto di forza e precisione, la parata a togliere la palla da sotto la traversa di Cattafesta è da gran portiere!

La prima traccia nero-azzurra arriva al 12’: punizione dalla destra, battuta col piede mancino, da Gaeta, numero 10 del Paterno. Deve rientrare di gran carriera Marvelli, a evitare che Baraldi nuocia, mettendo la palla sul fondo. Dal corner che ne deriva, battuto dallo stesso 7, Tabacco va su di testa, ci sarebbe un blocco irregolare su Travaglini, col portiere messo fuori causa. Ma la mira di Lepre è fallace. Palla sul fondo.

Il Ladispoli sa giocare con apprezzabili geometrie e non cerca, in modo forzato, le singole opzioni, anche se al 14’ Marvelli riceve palla a destra, salta orizzontalmente due avversari accentrandosi. Il tiro di sinistro vede la palla alzarsi troppo. Applausi dagli oltre 200 spettatori partiti dal Mar Tirreno. Al 16’ grande triangolazione iniziata da Mastrodonato, che combina con Bertino e Manuel Sganga, ma il terzino ladispolano è chiuso in calcio d’angolo. Dal quale arriva una palla in area per Bertino, che in mezza girata è costretto a strozzare troppo il tiro di sinistro, uscito debole e impreciso. Palla sul fondo. Sono diverse, le situazioni che portano la squadra di Bosco nella condizione di fare male. Al 21’ il primo, grande segnale di giornata: da un rapido e insistito scambio la palla arriva a De Fato, che si produce in un grande tiro di interno collo destro. Il pallone entra all’incrocio dei pali, imprendibile, sulla destra di Cattafesta. Ladispoli in vantaggio.

La compagine di Umberto Paris ha il grande merito di continuare a giocare, rapido, essenziale: al 23’ De Fato per Bertino con la palla che si alza di un niente, sopra il montante orizzontale.

Il Paterno soffre la rapidità altrui tanto che al 27’ viene ammonito Gaeta, che non sa più come fermarli, per quanti scappano, in mezzo e sui lati. Ma la squadra di casa prende, passata metà frazione, l’iniziativa: gran discesa sulla destra di Lepre, che sorprende Mastrodonato, entra in area dalla linea di fondo e prova un tiro-cross potente. Respinge Travaglini, con la difesa che si rivela ermetica davanti al suo estremo, nella chiusura di un ipotetico, pericoloso tap-in, che stava prendendo seriamente forma. Al 35’ Giglio per Lepre, prima conclusione respinta da Travaglini che è goffo quanto incerto; la palla torna all’attaccante che, mal coordinato, tira fuori da ottima posizione sull’uscita disperata, e rischiosa, dell’incerto numero 1 ospite. Buon per lui che la sfera fosse già uscita, di lato, di poco, altrimenti ci sarebbe stato pure il rischio di un calcio di rigore.

Al 36′ è ammonito Della Penna per una scarpata in faccia al malcapitato Manuel Sganga. Al 37′ gran tiro di De Fato che evita Albertazzi; palla deviata da Cattafesta in angolo, che a sorpresa non viene concesso, nonostante l’iniziale segnalazione del secondo assitente, che si defila…

Il Ladispoli chiude in avanti la prima frazione: De Fato cicca, arriva Tollardo che tira centrale agevolando il portiere.

Il Paterno inizia con grande decisione la ripresa: Leone ferma con le cattive un avversario e becca il “giallo”. La punizione è battuta da quasi 30 metri. E’ un gran tiro a girare di Albertazzi sulla barriera, con Travaglini che di certo non è un fulmine di guerra. A metà i meriti del forte mediano abruzzese e del lento numero 1 laziale. Al 52’ è 1-1.

Non convince, questa cosa di dirigere una partita spesso da 25 metri, affidandosi alle sfere celesti e a due assistenti che fanno a gara per nascondersi. Cosa è, questa pantomima di scomodare un quarto ufficiale, privo anch’egli di intraprendenza? Suggeriamo all’A.I.A. di darci, dopo quasi tre lustri, arbitri preparati, sul piano atletico, tecnico e disciplinare. Le società che pagano costose tasse di iscrizione vorrebbero essere tutelate, non venir disattese. Il signor Canci di Carrara corre solo quando le cose si mettono male, e si rivela non all’altezza, di dirigere una partita così. E questo pensiero prende forma al 19’, quando viene sgambettato in area Cardella, altrimenti arrivato solo davanti a Cattafesta, sotto gli occhi del pavido assistente Castro, che si guarda bene dall’intervenire. Un cretino del pubblico reagisce lanciando una bottiglietta d’acqua in campo, Bosco interviene per toglierla e, preso a casaccio, è allontanato. Il rigore c’era, a occhio nudo, come dimostreranno anche le immagini TV. E Bosco lamenta la mancanza di spiegazioni di un direttore di gara palesemente insufficiente.

Il Ladispoli, passata la buriana, ha il merito di non fermarsi a leccare le ferite: compresa la gomitata che Franchi (poi si scuserà) rifila a Salvato, non vista da IV uomo, I assistente e dal damerino chiamato a dirigere – sempre a distanza – la gara. Dalla panchina Zannini invita alla calma e, soprattutto, a mantenere le posizioni e il dovuto equilibrio in mezzo. Tollardo, Bertino, De Fato e Sganga continuano a giocare ricordando la splendida metà del primo tempo sciorinata che ha portato a discreti frutti. Al 25’ arriva il secondo, determinante gol: azione iniziata da Bertino, bravissimo a percorrere oltre 30 metri palla al piede sulla sinistra. Chiuso lo spazio da due avversari, retrocede la sfera verso un bravo La Rosa, che fa il movimento opposto a Cardella, bravo ad allargarsi sul lato opposto. Il folticrinito e talentuoso La Rosa, dal corridoio della mezzala sinistra, gira la sfera al più avanzato; bravo a entrare in area col piede destro, portarsi la palla sul sinistro, e a tenere bassa, pur centrale, la conclusione che aggira il tentativo di chiudere la porta di Cattafesta e il suo tempo di reazione. E’ il gol del 2-1 ottenuto da un meritevole Ladispoli, consapevole di tanta qualità.

La giornata non è calda ma il ritmo è stato sovente elevato, e qualche crampo attacca da entrambi i fronti. Al 31′ Bertino calcia alto in corsa, dalla sinistra. Poi in contropiede per il Ladispoli il direttore di gara si perde un evidente “mani” davanti all’area nero-azzurra che sembrava palese. Non è giornata.

Dopo 5’ di recupero il Ladispoli torna negli spogliatoi e a casa con un prezioso 2-1 da confermare, sul quale non sedersi, perché gioco, condizione fisica e convinzione nei propri mezzi, sono state alcune, tra le frecce del Ladispoli. Non bisogna pensare al successo di misura della piemontese sulla veneta. Occorre restare concentrati su un passo alla volta. Il resto? Può venire.

Quando l’Associazione Italiana Arbitri e questa Lega Dilettanti vogliono cominciare a fare sul serio, abbiamo dei precisi suggerimenti, per il reclutamento di direttori di gara all’altezza. Ma visto come va, questa federazione, non siamo per niente fiduciosi. Nel bel mezzo della bagarre del 19’ del secondo tempo la faccia di uno del settore arbitrale diceva più di ogni altra cosa (imbarazzo?).

Il problema è che questi giovani arbitri pensano troppo, a mo’ di masturbazione mentale, a quanto visto in televisione, che è dannosissima. E ai voti che devono riscuotere una volta entrato l’osservatore negli spogliatoi. E società serie quali sono Paterno, Ladispoli e altre, queste prese in giro non le meritano. Gestione campionati come Cristo comanda cercasi.

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