Rieti e quell’immenso atto di riconoscente amore

In un calcio professionistico che viaggia verso opinabili confronti economici, c'è spazio per la fratellanza. Scrive il partente Capitan Tirelli

576
576
Rieti Capitan Tirelli

Rieti è un arrivederci, non un addio

Il mio atto d’amore e riconoscenza

firmato Capitan Tirelli

 

In un calcio male rappresentato a livello federale, e a parecchi livelli, in cui è stato dato spazio a personaggi di una competenza che sarebbe tutta da dimostrare, dopo le parole, spesse, profonde, di saluto, tra la Serie D e l’Eccellenza, siglate da Jacopo Camilli detto “L’Americano” per una recente avventura, destinate alla Pro Calcio Tor Sapienza, e con Ladispoli prossima méta, anche Capitan Tirelli saluta e se ne va. Lascia quella società, il Football Club Rieti, con cui ha conquistato il Girone G della Serie D. Riportando la piazza amaranto-celeste sabina tra i Professionisti.

Queste le frasi, che hanno già toccato parecchi, tra i reatini e molti, fra gli addetti ai lavori:

“Fra i valori che mi ha insegnato la mia famiglia c’è sicuramente il rispetto, così presente sulla bocca di tutti e nel cuore di pochi.

Alla luce di quanto è successo e sta succedendo mi trovo, mio malgrado, a dover comunicare in primis che le voci che via via mi davano ad aver firmato con diversi club, sono prive di fondamento in quanto prima di oggi sono stato fermamente attaccato alla possibilità di rimanere.

Ho preso questa decisione con la morte nel cuore. Non è facile dire addio a qualcosa che hai sempre sognato. Ma non avrei potuto e soprattutto non me lo sarei perdonato, lasciare questa società, questa città, questi tifosi, senza salutarli e ringraziarli.
Ringrazio tutti i miei compagni per la splendida cavalcata della scorsa stagione, senza dimenticare quelli delle precedenti.

Ringrazio tutti per il pezzo di vita vissuto insieme, per tutte le emozioni che ci hanno fatto diventare squadra, gruppo, e Amici, in questi tre anni.

So assolutamente che un semplice “Grazie!” non può bastare a spiegare la mia gratitudine verso tutto l’ambiente; provo un grande nodo alla gola per quello che sto lasciando. Questi tre anni sono volati e mi hanno dato emozioni uniche, come entrare in campo con la fascia di capitano, ascoltare i tifosi che urlavano il mio nome, vincere e riportare il Rieti dove meritava di stare.

Posso assicurarvi che su ogni campo, e con tutto me stesso, ho sempre lottato cercando di meritarmi quell’affetto e quell’amore che quotidianamente mi circondava e che sentivo. In questi anni insieme ho cercato di darvi tutto e spero di esserci riuscito.
Chiedo scusa a tutti quelli che probabilmente oggi deluderò.

Qui lascio tutti gli amici, gli anni e i ricordi più belli. Porterò nel cuore RIETI e la sua città ovunque andrò. Avrei voluto abbracciarvi uno ad uno per ringraziarvi e per avermi fatto sentire sempre a casa, per avermi fatto sentire come uno dei vostri.
Un pensiero speciale non può non andare al MIO Presidente, Riccardo Curci, che mi ha sempre apprezzato e trattato come un figlio, al direttore Di Santo, tutti gli allenatori avuti, tutti i dirigenti che lavorano tutti i giorni con impegno e dedizione, al team manager Dino Pezzotti, ai segretari Paolo Grifoni e Paolo Rotilio, all’addetto stampa, Marco Ferroni, ai magazzinieri Massimo, Angelo e Mattia, al custode dello stadio Carlo, ai massaggiatori Mattia, Gianmarco, Simone e Marta (che tanto mi hanno sopportato), ai tifosi sempre presenti in tutta Italia, alla mia famiglia sempre presente, sperando di non aver dimenticato nessuno.

Ringrazio tutte queste persone, una ad una, per tutto l’affetto che mi hanno dimostrato, come calciatore ma soprattutto come Uomo.

Aver fatto parte della Rieti Calcio ed esserne stato il Capitano per me è motivo di grande Orgoglio.

Ora le nostre strade si dividono, ma sono certo che questo NON é un addio MA solo un arrivederci.

Con Grande Affetto il vostro capitano, Fabrizio Tirelli”.

 

Questo è un atto di fratellanza, di gratitudine, di spessa umanità. Perché Rieti non è, né sarà mai, una piazza qualsiasi. Pure con tutte le sue evidenti contraddizioni, con la sua eccessiva esigenza, nei confronti di giocatori e presidenti, tecnici e dirigenti. Forse un giorno Tirelli tornerà. Nella speranza di ritrovare il bandolo della matassa. Ora sta alla città, stringersi intorno a un’organizzazione che dovrà far viaggiare, di pari passi, non a casaccio, l’attività giovanile a quella della prima espressione agonistica.

Rieti è tanto, e lo riesce a essere così. Prendere o lasciare.

(Si ringrazia Marco Ferroni)

In this article

Lascia un commento