Serie D: laziali con Sardegna e Avellino

L'atteso regalo ai bianco-verdi irpini si è materializzato: adesso tocca al campo, parlare...

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Il Lazio e la Sardegna dovranno incontrare l'Avellino.

Serie D Girone G: Lazio e Sardegna con l’Avellino. Bel regalo, agli irpini

E adesso in campo, per piacere!

La Lega Nazionale Dilettanti ha confermato alcune voci che giravano da diversi giorni, successivamente all’esclusione dell’Avellino dai campionati professionistici. I bianco-verdi irpini giocheranno nel raggruppamento destinato alle formazioni della regione Lazio e della Sardegna. Così il girone G si estende a Sud, fino allo stadio Partenio, che ha vissuto, negli anni ’80, anche con una certa dignità, la Serie A. Quando ottenere la permanenza nella massima divisione del calcio che conta era come conquistare uno scudetto, cosa deputata, evidentemente e storicamente, a ben altre società e latitudini.

Fatto sta che le squadre rappresentanti il Lazio e la Sardegna se la dovranno vedere con l’Avellino. Mentre il Bari ha pescato siciliane e calabresi. Al Nord hanno diviso Lecco e Como, altra cosa particolare.

Sono almeno venti anni che sentiamo raccontare la favoletta che il Lazio sarebbe – ma quando mai? – una regione pilota, addirittura che avrebbe peso specifico alla pari di Lombardia e Veneto. Poi, però, il peso specifico, per come sono state trattate e in fase di composizione dei gironi, e a pesci in faccia anche da ineffabili e incapaci arbitri e assitenti durante i play-off (coi nostri fischietti che invece viaggiano bene in Serie A e in Europa), sono fattori capaci di dire l’esatto contrario. Memorabili e ridicole assurdità tecniche (che hanno rasentato la vergogna!) si sono consumate ai danni del Fregene, con il Latte Dolce Sassari, un anno, con tanto di foto pubblicata di un fallo in area avvenuto sotto gli occhi di un assistente incompetente o non sereno, al “Paglialunga”; e dell’Albalonga con l’Olbia, con la squadra del “povero” Bruno Camerini che si vide imporre due assistenti locali (!) in una partita per decidere la griglia dei play-off.

Al posto di trattare troppo bene piazze gestite da gente non all’altezza, non è ora che a Piazzale Flaminio comincino a porsi domande semplici e di facile soluzione:

  1. chi ha detto che le stesse Bari e Avellino, finite nei guai per gestioni leggere, superficiali ed evidentemente deficitarie, pur nella considerazione di una storia ultradecennale e di grande aggregazione di tifo e passione per questo gioco, adesso verranno ben gestite, da buon padre di famiglia, in Serie D?
  2. Non sarà il caso che la FIGC, tutta, per i suoi tornei, la smetta di disporre di una mentalità notarile e cominci davvero a chiedere serie garanzie?
  3. E al contempo di applicare controlli che non siano assurdi o inaffidabili come, talvolta, certe sentenze di comodo?
  4. In tutto questo chi si è preso la briga di fare questi gironi ha dimostrato di non pensare a un piccolo problema: a Castiadas, a Monterosi, a Fregene (Comune di Fiumicino), dovessero giungere dai 1000 ai 2000 sostenitori irpini, dove li vai a mettere, anche considerando che quei fenomeni di CONI e Comune di Roma hanno lasciato morire, di fatto, lo Stadio Flaminio?

Per quello che riguarda il Lazio, regione dove si è sempre votato in maniera plebiscitaria, riteniamo che una palese mentalità non interventista, timorosa, dei rappresentanti di diverse società, abbia portato a questo. A non venire considerati. A non avere proprio peso politico. Nonostante i tantissimi scudetti vinti tra i dilettanti mediante il Campionato Juniores d’élite, che da quest’anno i noti “esperti del calcio giocato” (?) definiscono Under 19. Non serve, cambiare l’etichetta. Serve un ricambio generazionale. E nella mentalità. Ma quando lo sapranno esprimere, quei presidenti da salotto, che vanno alle assemblee di Serie D per dire e fare nulla?

Max Cannalire

 

 

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