Pro Calcio Tor Sapienza il…Massimo che c’è!

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Pro Calcio Tor Sapienza, il Massimo…che c’è!

Il diretto interessato concede il giusto spazio alla figlia Valeria, a Stefano Volpe, al tecnico dell’impresa, Anselmi. Ma c’è tanto, della sua cocciuta capacità di costruire un club e della sua fiera volontà, dietro alla più bella impresa degli ultimi 15 anni di un Calcio che rischiava di scivolare parecchio indietro, in assenza di ciò

 

di Max Cannalire*

 

La storia si ripete, in un Calcio di periferia capace di condensare tanti pensieri e altrettanti fattori positivi. La Pro Calcio Tor Sapienza ha vinto, da non favorita, il Girone B di Eccellenza, e riporta il popoloso e ben noto sobborgo collatino in Serie D. Ne è passata, di acqua, sotto i ponti: e ciò che ha saputo costruire Massimo Armeni, uomo di spessa umiltà e evidente saggezza, è sotto gli occhi di tutti. Un piccolo, grande capolavoro di distribuzione dei compiti. Dalla manutenzione dell’impianto con tutta la pignoleria con cui si porta avanti un’azienda, al vivaio, la Scuola Calcio, fino ai calciatori di Eccellenza. Tra i quali, diciamolo senza diplomazia, ci sono elementi dotati, sul piano tecnico, ma che fanno dell’applicazione, del carattere, della crescente consapevolezza, del senso della posizione, del gioco di squadra, della volontà, della tenacia, della voglia di mettersi in discussione anche nelle vivaci partitelle, una parte di quel grande tesoro che ha consegnato loro la chiave d’accesso al quarto campionato nazionale.

E’ una compagine capace di pareggiare una miriade di partite, e presentarsi con sole 36 segnature all’attivo con 19 incassate. Significa che la costanza è stata imperniata e basata su quei successi che partono dalle retrovie, a cominciare da quel De Angelis che riscuoteva applausi fin dai tempi del settore giovanile. Uno che sa volare da un palo all’altro, come è coraggioso nelle uscite, dispensate con invidiabile senso della misura. Davanti a lui dei faticatori, dei gregari, da Marini a Stramenga, da Minelli e Santori, da Marra al caparbio Toracchio, al talentuoso Della Penna, ai determinati e duttili Panella e Graziani, al puntuale e Camilli, alla leggenda del “Santo Difensore che battere le punizioni, in porta, sa”, Edo Santori (per informazioni citofonare Pomezia). Passando per Sarmiento, tal Domiziano (!), nome da Antica Roma. Per concedere i giusti consensi a Maione e Marzulli, a quel meraviglioso gol segnato con il rientro in campo, diversi mesi fa, di Damiano Montesi, che la sua guerra nobile l’aveva vissuta, figuriamoci quale paura potessero fare certi avversari, pur più conosciuti. Senza dimenticare la tenacia di Di Giovanni, di Ruggiero, la voglia di fare di D’Ignazio e di Mattia. Un gruppo di quelli tosti, di quelli capaci di scacciare qualsiasi paura, certo, ogni singolo attore, che le vittorie, quelle che restano oltre il tempo, possano essere costruire con gente valida come il tecnico, Anselmi, con la sana decisione di Stefano Volpe, che un anno fa, di questi tempi, aveva consegnato AL…nobile casato Armeni la permanenza, tra le elette, senza gettarsi nelle ortiche, fastidiose, pruriginose, della Promozione. Perché poi risalire a breve sarebbe stato anche complicato, visto quanto accade in almeno un paio di raggruppamenti.

Tor Sapienza, grazie alla Pro Calcio Tor Sapienza, è stata risvegliata, dopo diversi anni, dalle gestioni che andarono una in Serie D, quasi 40 anni fa, e una in Eccellenza passando dalla coppa dello scalino di sotto, ai tempi di Mimmo Di Battista. Non ci sono più i Prosperi, i Piero Tulli della situazione. Altri se ne sono andati lassù, e sono ricordati con affetto e riconoscenza. Quel campo, un tempo in terra battuta, rappresenta uno degli impianti, in una città massacrata e da più parti, dai grandi numeri, che si può riempire soltanto se il recinto è sicuro, ben mantenuto, senza fronzoli, senza ipocrisie. Custodito, come si fa nei templi della cultura e dell’aggregazione, con la dovuta pignoleria, con la voglia di scommettere su un’antica ricetta, ben nota, in città quali Treviso, o Bologna, o Brindisi, o Livorno. Dove lo Sport viene da radici profonde. Lavoro, lavoro, e ancora lavoro. In una regione in cui le chiacchiere avevano avuto il sopravvento, troppe volte. In un Lazio nel cui alveo chi dovrebbe rappresentare realtà come questa bada a ben altro (…ragioneria compresa), c’è chi, con il silenzio delle stanze piccole e fatte di persone come Nostro Signore comanda, ha scritto una delle pagine più spesse, più idonee a insegnare qualcosa senza partire da casa con il Verbo Veritas sotto al braccio.

Il seme di un uomo partito da un paesino all’ombra della civiltà cristiana sublacense, Jenne, magari anche presente a fatica, sulle mappe: Massimo Armeni. Uno in grado di trattare, con eguale umanità, senso della misura, severità, capacità di analisi, tanto l’operaio e il lavoratore lontano dalle luci dei riflettori, quanto l’ingegnere, il più esposto tra i (presunti) rappresentanti della cosa pubblica (?). Un tipetto, il…Massimo dirigente, verrebbe da dire, capace di parlare…AL cuore, delle persone, e delle cose.

Oggi il suo silenzio da UOMO vero, in una disciplina rappresentanta da superficiali esponenti e non infrequenti invertebrati, è l’arcobaleno più autentico che qualsiasi persona di sana e buona volontà possa trovare. Il resto? Lo dirà il tempo. Antica saggezza di chi sa apprezzare, costruire, conservare, preservare, le cose buone. E belle.

 

*Direttore Responsabile Il Calcio di Max

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