Real Monterotondo Scalo vittoria di Coppa

La formazione di Bruno Saccà e David Centioni presenta il conto alla prima promessa fatta l'estate scorsa: battuto il Villalba Ocres Moca nella finale di Ladispoli. Le...

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Real Monterotondo Scalo vittoria di Coppa

La finale decisa nel vivace primo tempo dello stadio “Angelo Sale” di Ladispoli

Apre Lupi, replica l’ostico collettivo tiburtino, e secondo, nuovo, decisivo sorpasso

Il Real Monterotondo Scalo vince 2-1 la finale regionale della Coppa Italia di Eccellenza 2019/2020: per la prima volta nella sua storia la realtà del kilometro 24 e 500 della Via Salaria si aggiudica un trofeo di tale rilevanza. Due stagioni fa questa società era ripartita dalla sconfitta nel play-out interno con la Pro Calcio Real Tor Sapienza; la scorsa stagione aveva disputato un signor torneo, dichiarando che la compagine dello “Scalo” si sarebbe ripresentata a certi livelli. E così è stato. Il Villalba Ocres Moca esce con l’onore delle armi perché fino alla fine la gara è stata equilbrata e incerta, fino all’ultima azione, al quinto minuto di recupero.

Grande festa per i rossoblù di David Centioni, che rappresenterà il Lazio esternamente i confini della regione. Adesso si giocherà le chance e i sogni contro le vincitrici degli altri campionati, e dovrà pure fare i conti tra gli impegni di domenica e quelli di mercoledì.

Diego Leone applaude i tifosi avversari, dimostrando tutta la sportività e la signorilità. I giocatori della squadra che ha vinto sono andati sotto la curva a festeggiare in una giornata di grande sportività, impegno: una delle più belle finali degli ultimi anni, è stata, sul piano del gioco, della velocità, che ha saputo far divertire il pubblico intervenuto allo stadio ladispolano.

Bruno Saccà: “Sicuramente stasera si festeggia e domani pensiamo al campionato, e vediamo che succede. Partita bellissima, sono felicissimo”. Complimenti al Villalba Ocres Moca, e al vostro spirito di gruppo, e al tecnico. “Assolutamente sì – dice il numero 1 dello “Scalo”, che evidenzia: “Il nostro è un progetto che portiamo avanti e non sappiamo come andrà; ma vogliamo andare su questo strada con questo progetto bellissimo. Una partita all’insegna dello Sport anche per il Comitato Regionale che ci teneva tantissimo. Grazie a tutti quanti”.

E’ la diciannovesima vittoria per una rappresentante della provincia di Roma, su 29 edizioni, e si va a unire alla Nuova Florida, alle due volte dell’UniPomezia, all’Albalonga versione 2015 ai tiri di rigore di Frascati contro la Vis Artena; all’Empolitana, che superò la favoritissima Castrense, al Colleferro nella gara dell’abbandono del Boville giocata al “Bartolani” di Cisterna di Latina con due disastri che furono Cattaneo di Civitavecchia e il suo “assistente” Civitenga di Roma 2. Quindi il Città di Marino, il Pomezia, che regolò il Fidene ad Anagni, il Palestrina che da squadra di Promozione superò il Formia; il Santa Marinella che vinse ai supplementari a Viale Tiziano con il Colleferro (3-1), il Cecchina, il Ladispoli, che ottenne il 7 maggio 2003 quella nazionale. Della attuale Area Metropolitana conquistarono la coccarda regionale il Villanova, il Nettuno, tornando indietro nel tempo l’Anziolavinio, il Civitavecchia (con lo stesso allenatore, Ugo Fronti, aveva vinto come prima realtà del Lazio, la Coppa Italia assoluta, salendo in Serie D come i cugini tirrenici avrebbero fatto 9 anni dopo), la Vjs Velletri e il Fiumicino.

Una sola volta ha vinto una rappresentante della Città Eterna, nel 2004, quando la finale era tra due squadre capitoline, e, addirittura, appartenenti alla stessa zona: Torrenova-Roma VIII e vinsero i bianco-rossi vicinissimi all’Università di Tor Vergata, ai tiri di rigore, in una partita che si fa ricordare perché l’arbitro era Claudio Gavillucci della sezione AIA di Latina, poi finito in Serie A e trattato tutt’altro che bene, dall’associazione dei fischietti. E perché lo stesso fece ripetere uno degli ultimi tiri di rigore alla Roma VIII, che sbagliò perdendo 5-4, e rinunciando a presenziare alla premiazione. Quella gara non si fece preferire per la bellezza del gioco viste le rarissime conclusioni verso le due porte del (fu) “Stadio Flaminio”.

(si ringraziano Alessandro Natali e Manlio Vignola)

 

 

 

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