Qué viva Fidene. Y qué resista, un nome che ha dei secoli. E nel calcio dei decenni

L'area e il sobborgo che fanno da attico a Villa Spada erano un punto strategico ben prima di Roma e dell'Impero. Il Calcio continuerà a lavorare al...

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Fidene è una delle culle dell’antica civiltà etrusca, la stessa altrettanto ben rappresentata sul piano urbanistico, commerciale, militare, organizzativo, da grandi centri quali sono stati Cerveteri e Tarquinia. Esiste da secoli, e da diversi decenni nel mondo del Calcio. Al termine della stagione 2010-2011 ci fu un grande duello con l’Anziolavinio, a proposito di posti graditi agli Déi, e le due squadre di Eccellenza giunsero con i rossoverdi a 3 punti dalla compagine tirrenica in vista del confronto diretto. Che finì 3-0 al Salaria Sport Village, che gli amanti della Pallacanestro conoscono come Centro Sportivo BancoRoma. E il tutto servì ad andare allo stadio “Roberto Del Bianco” di Anagni dove un duplice 0-0 portò le contendenti ai tiri di rigore, vinti dal Fidene. La squadra della borgata che bacia la Via Salaria da una parte, Montesacro Alta, dall’altra, giunse per la prima volta nella sua storia in Serie D. E avrebbe di lì a pochi mesi, conquistato, addirittura, lo scudetto nel campionato Juniores Nazionali con Andrea Liguori alla guida tecnica.

In tempi recenti – C’è chi ha voluto e saputo ripartire dalla Seconda Categoria, per conquistare due volte il passaggio di campionato e rivedere i colori rossoverdi nel seguitissimo torneo di Promozione. Tra di loro il capitano, che in 4 anni ha dato il suo apporto: stiamo parlando di Matteo Diaco, che fa parte della vecchia guardia, con Danilo Novelli, che già aveva disputato l’Eccellenza con altre maglie; e Marco Pampaloni. L’attaccante, Novelli, non è nuovo, a raggiungere cifre importanti, attraverso i suoi gol e anche i suoi assist. Il trequartista, Pampaloni, da “numero 10”, ha segnato per ben 10 volte.

Nel gruppo ha dato grande decisione difensiva Francesco Galbo, pure lui partito dalla II Categoria, e al Fidene da un lustro, ben 5 anni!, e con lui Valerio Ciccanti, alla quarta recita agonistica, con i colori cari a Don Giustino Russolillo, la cui statua, ogni tot anni, viene “imbardata” a festa, nella piazza più conosciuta, della remota Fidenae.

Un fattore a parte riguarda Angelo De Marco, che era uno degli architetti, di quel meraviglioso Fidene capace di salire in Interregionale. Lui è rimasto, e di stimoli ne conserva tanti, perché è uno, della sua generazione, di quei dirigenti che non va cercando a tutti i costi la luce dei riflettori.

La stagione non è stata facile, per la minima distanza vissuta rispetto al San Basilio, che spesso è stato a 4 punti, poi diventata una lunghezza dopo il confronto diretto esterno. Ma il merito assoluto è quello di aver condotto al vertice praticamente tutta la stagione. E questo è innegabile.

L’intervista “multipla”

Capitano Diaco, il rapporto con la “borgata” e il popolo che di essa resta a distanza di anni innamorato del Calcio, di quali fattori si compone?

“Fidene è un quartiere innamorato di questo sport. La maggior parte delle attivitá presenti a Fidene sono sponsor o semplici tifosi della squadra. Qui si vive il calcio 7 giorni su 7 e 24 ore su 24 e la domenica i ragazzini e gli adulti li trovi sugli spalti. Peccato che questo fantastico quartiere non possa avere un centro sportivo di proprietà a causa della burocrazia retrograda di questo paese”.

Uno del tuo senso della posizione avrebbe potuto disporre di altre chiamate. Perché, sei rimasto a Fidene?

“Mi ha tenuto a Fidene l’amore per questa maglia e per il mio quartiere; negli anni il mio unico obiettivo è stato e sarà sempre quello di portare il Fidene più in alto possibile. In questa societá ho conosciuto persone fantastiche che sono rimaste sempre al mio fianco, dall’inizio di questo progetto fino ad oggi”. Il capitano aggiunge: “Questa è una spinta per continuare a sognare con questa maglia. Ma il Fidene non è solo il Calcio: sono soprattutto i rapporti con le persone che fanno da cornice a questo stupendo quadro e la passione che trasmettono. Dal presidente Cadoni a Roberto Deiana, Valerio Maio, Simone Di Stefano, Angelo De Marco, Fabrizio Legini i mister Faggetti e Pietrangeli. Tutte persone che hanno creato e portato avanti questa societá ma sopra ogni altra cosa: amici. Da quando sono a fidene non mi e mai passato per la mente di indossare un’altra maglia perché per me nel calcio sono più importanti i rapporti umani che i soldi. Ogni anno assistiamo a un cambio radicale della rosa ma i giocatori che contano e il vero Fidene rimarrà sempre, fino alla fine. Ho avuto ottimi compagni di squadra in questi anni ma alla fine, sempre gli stessi rimangono al mio fianco ogni anno. Beh, questi sono il Fidene!”.

Danilo Novelli – Hai giocato anche in Eccellenza. Non sono di certo mancate altre possibilità. Non sei uno dei più anziani, d’età: ti sei mai “visto”, con un’altra maglia, addosso?

“Il bello e il brutto del Calcio è che quello che hai fatto nel passato non conta: ogni anno devi dimostrare di essere all’altezza in qualsiasi categoria. Quando sono arrivato a Fidene tornavo dopo tanti anni, scendevo dalla Promozione e non sapevo cosa aspettarmi. Soprattutto nemmeno immaginavo che mi sarei innamorato, di questa società!”.

Un concetto basato su un antico significato, la riconoscenza: “Campionato dopo campionato ho sentito sempre più miei questa maglia e questo quartiere. La gente di Fidene mi ha praticamente adottato e sempre sostenuto, nei momenti belli e in quelli meno. Ad oggi non mi vedrei con nessun’altra maglia perché mi sento a casa e parte di una famiglia. Purtroppo non tutti possono provare questa sensazione: capita…”.

Il livello della Prima Categoria è uno dei pochi a non essersi abbassato. Anzi, con la discesa di parecchi atleti che hanno giocato in Promozione, è un campionato tutt’altro che facile. Cosa ti aspetti, dalla prossima stagione in Promozione?

“Vincere non è mai facile, nemmeno in Prima Categoria. È stato un campionato duro ma fortunatamente siamo stati promossi. Dalla Promozione mi aspetto di stupire gli avversari. Saremo comunque una neopromossa ma sono sicuro che riusciremo ad imporci”.

Marco Pampaloni – Hai giocato da trequartista, un ruolo che non è sempre impiegato, in Promozione. Timori, per la prossima edizione?

“Nessun timore, anzi. Sono cresciuto da esterno per poi diventare mezz’ala e adesso trequartista. Essendo duttile so che posso svariare in mezzo al campo andando a occupare quelle zone già conosciute in passato e so che potrò essere molto pericoloso anche in Promozione sapendo come interpretare il mio ruolo grazie alle idee di mister Faggetti e agli allenamenti. Più che averlo, so che potrò incutere timore”.

Ci possiamo aspettare che il Fidene torni un’abitudine, per il Calcio regionale di livello?

“Penso che il Fidene sia già tornato un’ abitudine nel calcio regionale dopo quest’anno di vittorie detenendo il record storico regionale di vittorie consecutive (14) e di punti, almeno fino a marzo. Sicuramente tornare in Promozione è sempre stato un obiettivo della società e adesso che ci siamo tornati sicuramente vogliamo fare ancora di più! Penso che questo sia solo l’inizio…”.

Come siete messi a livello di squadre giovanili?

“Il Fidene sta tornando alla grande anche sotto il punto di vista dei giovani. La Scuola Calcio è un’opportunità che serviva a questa società per allargare ancora di più il suo nome sul territorio regionale. Arrivando poi alla juniores spero che i ragazzi riescano a conquistare il titolo dei regionali per poi puntare all’élite. Sono ragazzi giovani ed il mio consiglio per loro è dare il massimo e usare come stimolo il fatto che adesso la prima squadra stia tornando ai livelli che le competono. Come sappiamo i giovani sono importantissimi, per la crescita e i risultati di una società”.

Francesco Galbo – Riassumi 7 anni di Fidene e di rapporti umani, prima che di legami nello spogliatoio.

“Ora occorrerà fare i conti con l’utilizzo dei giocatori in età verde con una certa precisione, sul piano aritmetico. Ti preoccupa?

“Dopo questi anni al Fidene posso affermare con tutto me stesso che si è creata una famiglia e non una società di Calcio. Come in tutte le famiglie ci si aiuta nei momenti difficili e il Fidene è sempre stato vicino ai suoi giocatori. In 7 anni si sono formate amicizie che ormai fanno parte della mia vita in pianta stabile. Questo fa sì che l’amore per questa maglia vada oltre il semplice gioco. Per questo  motivo la vittoria di quest’anno ha un valore veramente bello perché, noi che siamo qui da anni ormai, sappiamo la gioia che abbiamo regalato ad un quartiere intero e soprattutto ai tifosi che ogni domenica erano con noi a sostenerci. Vorrei per questo ringraziare ogni singola persona della societá, dal presidente fino all’ultimo bambino della scuola calcio e dire che con questi colori indosso non mi preoccupano nulla e nessuno”.

Valerio Ciccanti – Tu fai parte del gruppo che ormai indossa la maglia del Fidene da diversi anni: quali sono stati, i momenti di più rimarcata difficoltà?

“Sono a Fidene da tanti anni ormai; per quanto mi riguarda è diventata una seconda casa. L’Associazione Sportiva Fidene non è “solo” una semplice società di Calcio: è un insieme vero e proprio composto da grandi valori. Le difficoltà? Ce ne sono state tante, non riuscivamo mai a fare quel passo in più che ci permetteva di cambiare categoria ma non ci siamo MAI arresi, consapevoli che questo giorno, tanto atteso, sarebbe arrivato”.

In qualche frangente il pubblico ha espresso critiche in maniera più incisiva? O i vostri sostenitori sono stati costanti nell’incitamento come voi sul rettangolo di gioco?

“I nostri sostenitori sono sempre stati costanti nel darci quella giusta carica che ci serviva per raggiungere il  nostro obiettivo e anche quest’anno sono stati fondamentali nel seguirci ovunque e sostenerci sempre. Non potevamo proprio sbagliare”.

Succede, nel Calcio, da circa una quindicina di anni, che alcune società riescano ad arrivare alle finali di Coppa Italia e in Serie D salvo poi vedere una parte dei personaggi che hanno contribuito a raggiungere dei risultati sparire all’orizzonte e andarsi a collocare in campionati più anonimi se non addirittura amatoriali. Al contrario l’antica Fidene esisteva diversi secoli prima della venuta di Cristo. E continuerà a sopravvivere, pure giocando nel meno conosciuto teatro calcistico del DopoLavoroFerroviario, su Via di Villa Spada. Per provare a sistemarsi con una certa continuità, nel secondo campionato per ordine di importanza, di una regione intera; con un ulteriore traguardo nel minimo, dedicato alla solidità dell’attività di base, in un momento socio-economico assai complicato, per tutta la nazione. Sarebbe già molto, a medio o a o breve termine, per parecchie famiglie. C’è poco, da itinerare, se si vuole ottenere qualcosa. E renderla un punto di riferimento. Il resto sono chiacchiere. E con quel nome, legato, dicono i bene informati, all’antica storia di Roma e all’Alba Longa, il club rossoverde, non si può permettere di mancare di compattezza. Ci vogliono tempo, passione, e tanta, tenacia, grinta, costanza e determinazione, senso del sacrificio e del collettivo. Tutte insieme. Sennò non sarebbe…Fidene.

 

Nella foto in alto esultano a sinistra Ciccanti, a destra Novelli: in basso Pampalloni urla tutta la sua gioia per uno dei 10 gol stagionali da trequartista. Al centro esplode – senza maglia – la gioia del Capitano, Diaco. In basso a destra un controllo a due tempi di Galbo.

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