Quanto è di rilievo, restare sportivi con testa, carattere e i princìpi degli esordi

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La Salute tramite lo Sport: il carattere e la mente

 

Giocatori con capacità infinita e finita,

in rapporto all’applicazione mentale

 

a cura del Dott. Ferdinando C. Valgiusti*

 

L’adolescente attraverso la capacità di pensare, prende coscienza e apprende le possibilità date dall’eredità familiare a sua disposizione sotto il profilo motorio.

Ogni sportivo, nel confronto con i coetanei meno dotati, si rende conto delle maggiori capacità che il suo fisico più dotato, spinto da  una cognizione mentale in crescita, riesce a fornire. Evidenziando anche differenti, maggiori capacità, al cospetto dei pari età.

Magari può essere e viene visto come uno che si applica in misura esagerata. Perché non fatica nell’imporsi l’assenza di limiti, alle applicazioni atletiche. Tanto in allenamento quanto nell’espressione in gara.

Sembra una cosa da niente. Ma anche il rapporto mentale con il proprio organismo, e nell’eterno paragone dello sport praticato a livelli amatoriali o professionistici, diventa un fattore con cui fare i conti. E di cui dirigenti, istruttori, tecnici, devono saper tener conto. Perché doverli gestire, gli atleti, è un compito tutt’altro che grato.

Gli altri adolescenti o adulti, pur con una eguale intelligenza e una medesima conoscenza e capacità ludica, come vivono, i limiti presentati dal proprio fisico? Questa evenienza, poi, è accentuata, se pensiamo all’umano paragone tra i normodotati e i disabili. Con questi ultimi che richiedono un processo d’integrazione delle diversità e della democratizzazione sociale d’umanizzazione.

L’integrazione culturale fisica è un’idea grande, che porta i più validi ad essere d’esempio, per coloro che operano molto vicini, fisicamente, durante le prestazioni. Un leader duttile, “intelligente”, contribuisce, a formare il gruppo. Andando incontro a chi dispone di minori capacità e limitata espressione motoria. O addirittura di un compagno di squadra o di studio che patisce una palese differenza, nella capacità d’apprendimento.

Per coloro che dispongono di capacità dinamiche esagerate il rapporto con l’attività sportiva può far realizzare la disciplina amata quale una remunerata attività semi-professionistica o assoluta. Comprendente un costante sforzo di natura motoria fuori dalle normali regole del dilettantismo di base, pur di realizzare la vittoria individuale. E rischiando di toccare méte visibili nel tempo e nell’attività sportiva scelta, intrapresa, che possono diventare insidiose.

L’insegnamento e l’apprendimento vengono visitati e ripensati dal diretto interessato, alla  luce della  coscienza dello sportivo dotato in eccesso, nei rari momenti di pausa. Consapevole di essere un portatore depositario d’informazione ed esperienza per i suoi allenatori e elementi dello staff tecnico (i collaboratori dell’Allenatore Capo o primo responsabile); i quali mettono in relazione la loro conoscenza con fattori di preparazione e cultura, con la percezione profonda dell’atleta/giocatore.

Avremo a quel punto un aumento di informazione ed espressioni estreme di capacità motoria e resistenza fisica. E situazioni d’apprendimento che si esprimeranno e mescoleranno spesso con i fattori caratteriali dei singoli a disposizione. Misurando negli individuali protagonisti dello sport praticato cattiveria agonistica e senso della rivalità anche vissuta all’interno dello stesso collettivo, in maniera rimarcata.

Gli atleti con “capacità infinita”, aiutati nella loro interpretazione, raggiungeranno le eccellenze fra gli sportivi delle categorie più soddisfacenti, per prestigio ed emolumenti di varia natura. E i più fortunati faranno una splendida carriera in rapporto ad un carattere “bellicoso”, aggressivo.

C’è, poi, da diverso tempo, dall’ottica del praticante lo sport, il panorama odierno di alcuni atleti che vogliono raggiungere il vertice sportivo con sostanze dopanti. O, per non incappare in gravi sanzioni, lesive della propria immagine, senza arrivare alle sostanze stupefacenti, diversi praticano le trasfusioni. Cosa pericolosa, per l’organismo a quel punto alterato, nel suo naturale equilibrio biologico. O, come abbiamo scritto qualche giorno fa, impiegando la tenda ipobarica. Senza pensare che, quella parziale, momentanea fortuna, può accorciare in tempi drastica la presunta “longevità” sportiva.

Il rischio di terminare fuori strada, ed eccedere ogni originaria sensazione di quando l’atleta non aveva pensieri così deformanti e devianti, esiste. Tanto tra gli amatori quanto tra i professionisti. O presunti tali.

  • Medico
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