Eriksen, un monito, severo

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Eriksen, un monito, severo

Da portarsi appresso e prendere a paragone per il futuro

Il ricordo di quegli attimi interminabili: il soccorso del capitano della nazionale danese, Kjaer. Il pianto, disperato, della moglie. Ma occorrerà ricordare tutto ciò…

 

Ripercorriamo la parabola recente di chi se n’era andato ed è tornato indietro, come si dice nella “letteratura sportiva” e nella retorica contemporanea. Christian Eriksen, calciatore danese e centrocampista dalle spiccate doti offensive, è stato ed parte e presente delle squadre  dell’Internazionale e della nazionale danese.

Nella sfida fra Danimarca e Finlandia Eriksen ha avuto un arresto cardiaco sul campo, risolto dopo parecchi minuti, con l’impiego, salvifico, del defibrillatore. Uno strumento diventato attuale anche sui campi di periferia, vero e proprio zoccolo duro del Calcio dei dilettanti e del settore giovanile.

La BBC è stata criticata per la continuazione della trasmissione televisiva. La popolare e apprezzata televisione britannica e il circuito internazionale, con i loro operatori e giornalisti, hanno semplicemente fatto il loro dovere, di cronaca e in generale, raccontando l’attualità pur di un argomento delicatissimo qual può essere la lotta tra la vita e il pericolo di morte, di un essere umano.

I giocatori danesi anche, hanno fatto il loro. Con una compattezza rappresentata dal cerchio costruito attorno al loro compagno penalizzato e messo a forte insidia da un problema d’arresto dell’attività del motore del corpo che è il cuore. Tutto è stato risolto dal capitano danese, Kjaer, prontissimo, e appena dopo da un pronto medico che, con insistite manovre, ha rimesso in moto il cuore dando una seconda opportunità al giovane atleta. Riportato in vita e trasferito in ospedale per ulteriori osservazioni e accertamenti.

Gli sportivi che svolgono una intensa attività agonistica rischiano talvolta un possibile arresto cardiaco. Le cause dell’accaduto possono essere una dieta estrema, un allenamento “esagerato”, difficoltà affettive (non era il caso di Eriksen, la cui moglie era giustamente disperata, e consolata dal capitano Kjaer), o di pubbliche relazioni, e stress di varia natura.

In certi, differenti casi possono essere sostanze mediche o di altro tipo, che riducono la frequenza cardiaca. Nello specifico caso del calciatore dell’Inter si pensa ad un eccessivo allenamento. Dovuto ad una competizione impegnativa (l’Europeo, appunto) che ci proietta davanti a tutto il mondo conosciuto tramite il Calcio.

Il desiderio di non sfigurare, in quanto potrebbe essere una delle ultime occasioni di successo, in uno sport estremamente competitivo con altri colleghi eccezionali. Anche per la possibile perdita di stima economica, se non dovesse la propria compagine andare avanti, nelle partite, che verranno. E anche in questo la Danimarca è arrivata 3° a pari merito con la Spagna, pur senza il talento, evidente, del diretto interessato, costretto al forzato stop.

In questo palcoscenico è necessario essere all’apice e non perdere un’occasione    che potrebbe non ripetersi, e che potrebbe toglierci il piacere di un futuro ancora    presente per la carriera; ragionamento fatto da quelli diretti verso i 30 anni e anche oltre.

Tuttavia è fondamentale sapere che il rischio d’arresto cardiaco è presente in ogni giocatore che vuole dare il massimo, in certe competizioni, in quanto l’apparato cardiocircolatorio è sottoposto ad uno stress “fuori misura”. La generosità permette di spuntarla su un cuore entrato in crisi, ma è un ammonimento, anche di una certa sostanza e severità, quando si esagera.

Per le competizioni future, bisogna chiedersi se sia giusto, continuare a dare prestazioni border-line, quasi “fuori misura”, che possono togliere il ricordo di altri eventi.

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